Studio Analisi Gemmologiche
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Rischi connessi con l’uso delle gemme nella realizzazione di gioielli

Nella Vostra attività come operatori del settore gioielliere orafo Vi sarà capitato di aver riscontrato danneggiamenti alle gemme causati da interventi inappropriati durante la realizzazione di gioielli. Se tale esperienza è stata vissuta personalmente, al danno economico, si è aggiunto, in qualche caso anche quello d’immagine, quando la riparazione è stata irreparabile o di non facile soluzione. Pertanto, in considerazione dell’attualità del suddetto problema, condizionato dalla constatazione che una buona parte degli operatori non sempre hanno una sufficiente conoscenza di alcune caratteristiche peculiari delle gemme, ho ritenuto opportuno, almeno per le gemme più importanti e comuni, compilare delle schede con delle caratteristiche, che tengano principalmente conto della loro composizione chimica, della durezza, della tenacità e della loro stabilità, nonché dei metodi di pulitura che comprendono: l’uso degli ultrasuoni, del vapore e dell’acqua calda. Prima di procedere alla compilazione delle schede ritengo utile considerare le suddette caratteristiche, in relazione ai possibili danneggiamenti con i loro effetti causati.

 

Considerazioni sulla composizione chimica.

La composizione chimica delle gemme deve essere messa in relazione al possibile contatto con gli acidi durante il loro uso in gioielleria. Gli acidi più usati in tal contesto, che possono reagire con le gemme, sono quello borico, cloridrico, fluoridrico, nitrico e solforico; questi, usati concentrati o diluiti, a caldo o a freddo, possono danneggiare diverse gemme tra cui: apatite, ematite, fluorite, iolite, malachite, nefrite, peridoto, scapolite, turchese, idocrasio. Tutte quelle gemme che nella loro formula evidenziano la presenza di carbonato di calcio, non possono essere poste a contatto con nessun tipo di acido, poiché né verrebbero corrose irreparabilmente. Tra queste citiamo: la rodocrosite, la calcite, l’aragonite, la malachite, il lapislazzuli e tutte quelle gemme di origine organica (coralli, perle ,ambra ecc..).


L’uso dei suddetti acidi può arrecare danni durante:


Le operazioni di decapaggio: operazione di pulitura di una superficie metallica, attuata con mezzi chimici che diventano pericolosi nel caso in cui l’oggetto considerato contenga delle gemme.

Operazioni di galvanostegia: consiste nel deporre ,tramite l’uso di liquidi galvanici, su un metallo un altro metallo nobile, mediante corrente elettrica continua, al fine di conferire agli oggetti un aspetto più lucido e riflettente come nel caso della rodiatura. Quando il gioiello comprende delle gemme, è utile conoscere se è possibile procedere alla suddetta operazione ,senza pericolo di danneggiarle ,o se sia più prudente introdurre nei vari liquidi la sola parte metallica. Le gemme inattaccabili sono: il diamante, il corindone, il quarzo ecc. ;non resistono ai liquidi galvanici:le perle, i coralli,l’opale ecc. .

Effetti causati dagli acidi: possono andare dalla semplice perdita di lucentezza, alla distruzione per corrosione.

Prima Dopo Prima Dopo
  Prima Dopo  
   

 

Considerazioni sulle caratteristiche relative alla durezza, alla tenacità ed alla loro stabilità.

Le suddette caratteristiche vengono considerate quando le proprietà intrinseche delle gemme vengono sottoposte a sforzi esterni che si rilevano durante la fase di incassatura, di riscaldamento con conseguente dilatazione termica o di pressioni, determinate dall’uso di un bulino o da corpo contundente, di lucidatura con feltrino o spazzole in tela rotanti, caricati con paste abrasive più o meno dure.

Gli effetti causati durante tali fasi sono:
Lo shock termico che avviene principalmente quando una gemma viene sottoposta a sbalzi di temperatura improvvisi, provocati sia da fiamma che da liquidi.
Abrasioni: causate principalmente durante la fase di incassatura per uso incauto di bulini o di percussori o di lucidatura come già detto prima.
Fratture e sfaldature che si possono formare durante le operazioni di incassatura delle gemme sia in fase di realizzazione che di riparazione del gioiello.
Fatta la premessa sulle suddette caratteristiche, che sono oggetto di studio del presente lavoro, si passa alla compilazione delle schede per la descrizione delle gemme.

Shock termico in un quarzo citrino.

  Prima Dopo  
   

 

Abrasioni


Ambra: abrasioni e scalfitture provocate in fase d’incassatura.

 

Diamante con fratture che seguono le sfaldature dei piani ottaedrici, formatesi in fase d’incassatura inappropriata.

 

 

 

 

Ambra

L’ambra è costituita da una miscela complessa di varie resine ,acido succinico e olio volatile.
La sua trasparenza varia da trasparente a traslucida ed in certi casi si presenta anche opaca. Ha lucentezza grassa e generalmente si presenta con colori che variano dal giallo, al bruno (il più comune) a dal rossastro al biancastro(molto torbida). La durezza è estremamente bassa e quindi si graffia facilmente. Per quanto riguarda il modo di pulire i gioielli con ambra è importante ricordare di non utilizzare mai ultrasuoni, vapore o sostanze chimiche e così anche spazzole con abrasivi vari. Un metodo sicuro consiste nel detergerli in acqua calda, con eventuale presenza di sapone usando spazzole con setole morbide.

Composizione chimica

C10H16O con una certa quantità di H2S

Durezza

2-2,5

Tenacità

Scarsa. Facilmente fratturabile in seguito ad urti.

Stabilità  
Reazione al calore

Comincia a fondere a circa 150° emanando un gradevole odore di resina. A (250-300)° la fusione è completa.

Stabilità alla luce

Può scurirsi con il passar del tempo.

Reazione ai composti chimici

Viene attaccata da acidi, e da diversi solventi chimici.

Pulitura agli ultrasuoni

Sconsigliabile.

Pulitura a vapore

Sconsigliabile.

Reazione all’acqua calda

Non reagisce.


Ambra danneggiata in seguito ad elevato riscaldamento circa 150° C.

Ambra scurita con il decorso del tempo.

 

Fratture reticolari provocate in seguito a moderato riscaldamento , circa 80° C.

 

 

 

 

Berillo

Il berillo il cui nome deriva dal latino beryllus, comprende diverse varietà di gemme, tra cui primeggiano lo smeraldo e l’acquamarina. Non meno importanti sono il berillo rosa, il berillo giallo, il berillo rosso ed il berillo incolore. Ad eccezione dello smeraldo, che merita una trattazione a parte, a causa delle numerose inclusioni quasi sempre presenti, nonché dei numerosi trattamenti ai quali è sottoposto, le inclusioni sono scarse e poco significative. Da rilevare la non alta durezza e la sensibilità al calore.

Varietà acquamarina

Composizione chimica

Be3Al2Si6O18

Durezza

7,5-8

Tenacità

Buona.

Stabilità  
Reazione al calore

Non rilevante in assenza di inclusioni liquide. Il berillo a (400-450)° con qualità di colori originariamente inferiori acquista il colore azzurro intenso. Temperature maggiori causano la decolorazione.

Oltre una certa temperatura (100-150)° il berillo maxixe può sbiadire rapidamente.

Stabilità alla luce

Di solito stabile ,soprattutto per le gemme non trattate. Fa eccezione il berillo Maxixe che può sbiadire nel tempo e il berillo arancione che vira gradualmente in rosa.

Reazione ai composti chimici

Generalmente resistenti nella maggior parte degli acidi usati in gioielleria. Fa eccezione l’acido fluoridrico.

Pulitura agli ultrasuoni

Generalmente sicura ,fatta eccezione per gemme con numerose ed evidenti fratture.

Pulitura a vapore

Sicura; particolare attenzione va riservata alle fratture.

Reazione all’acqua calda

Non reagisce nella maggior parte dei casi.

Acquamarina fratturata in fase d’incassatura.

 

A contatto con l’ acido fluoridrico gli spigoli si sono corrosi.

 

Smeraldo

Varietà Smeraldo

Questa gemma si presenta generalmente piuttosto inclusa e fratturata e quindi particolarmente fragile nella fase di incassatura e in eventuali urti accidentali. La colorazione non subisce modifiche se non con un riscaldamento superiore a 800°C. La maggior parte delle gemme oggi in commercio, ha subito operazioni di trattamento che consistono nell’impregnazione di microfratture e discontinuità di cristallizzazione con oli di vario tipo e resine (opticon).

Per questo motivo bisogna prestare particolare attenzione quando si pulisce lo smeraldo, in quanto, l’uso delle suddette sostanze impregnanti potrebbero asportare parte dell’olio utilizzato, lasciando dannose lacune superficiali o anche più profonde nella gemma. Questi interventi condizionano negativamente anche l’uso delle gemme ad una lunga esposizione al sole, alle luci, e persino al calore sviluppato da alcune vetrine.

Da evitare le seguenti operazioni in presenza di un trattamento con olio ed opticon
Pulitura ad ultrasuoni: in quanto l’olio può fuoriuscire dalle fratture. L’opicon (plastica indurente a due componenti del tipo resina epossidica) resiste maggiormente, ma deve essere usata solo se proprio necessario e per pochi minuti.
Pulitura a vapore: l’olio si emulsiona al vapore e viene asportato dalle fratture. Nel caso dell’opticon, il vapore acqueo rammollisce la plastica rendendola fluida per effetto del calore obbligandola a fuoriuscire per dilatazione.

Operazioni di saldatura: l’olio viene riscaldato fino alla punto di ebollizione e quindi fuoriesce, stesso comportamento per l’opticon.


Varietà smeraldo

Composizione chimica

Be3Al2Si6O18

Durezza

7,5-8

Tenacità

Da scarsa a buona.

Stabilità  
Reazione al calore

Può accentuare la visibilità di fratture, e aggravare la conseguenza di tensioni interne.

Stabilità alla luce
Normalmente stabile, principalmente per quelle gemme che non hanno subito trattamenti.


Reazione ai composti chimici

Temibile nella maggior parte dei casi, anche se, ad eccezione dell’acido fluoridrico, i prodotti chimici non attaccano lo smeraldo, ma quasi sempre rimuovono i trattamenti.

Pulitura agli ultrasuoni

Sconsigliabile.

Pulitura a vapore

Sconsigliabile.

Reazione all’acqua calda

Utilizzando spazzole morbide, non reagisce nella maggior parte dei casi.

 

Fratture interne verificatesi durante la pulitura ad ultrasuoni.

 

Frattura formatasi in fase d’incassatura.

 

Leggera corrosione lungo gli spigoli in seguito a contatto con acido fluoridrico.

Prima Dopo

 

Smeraldi che possono presentare un rischio maggiore in fase di riscaldamento o pulitura ad ultrasuoni e/o a vapore.

a) Trattamento con olio.

 

b) Infiltrazioni di sostanze estranee coloranti.

 

c) Fratture infiltrate con resine epossidiche, effetto flash.

d) Infiltrazione di olio in frattura a forma di palma.

     

 

 

 

Corindone

Generalmente il corindone presenta una durezza e una tenacità elevata e quindi non presenta problemi durante le fasi di lavorazione in gioielleria. Talvolta invece si rilevano frequenti fratture interne che ne possono compromettere l’integrità fisica. In tal caso, spesso viene trattato con materiale di riempimento e oliatura che richiedono una particolare attenzione nella fase di riscaldamento. Per la pulizia non è necessaria una attenzione particolare in quanto le relative caratteristiche interne rendono accettabili la maggior parte delle tecniche abituali.

Composizione chimica

Al2 O3

Durezza

9

Tenacità

Forte, tranne per le gemme che si presentano fratturate.

Stabilità  
Reazione al calore

Non ci sono problemi al riguardo tranne per quelle trattate.
Particolare attenzione va riservata ad alcuni corindoni gialli, in quanto potrebbero perdere il loro colore in modo irreversibile. Attenzione alle variazioni repentine di temperatura, in quanto potrebbero causare un shock termico.

Stabilità alla luce

Stabile, nessun cambiamento nel tempo.

Reazione ai composti chimici

Nessuna reazione agli acidi. Saldature e soluzioni contenenti borace potrebbero causare abrasioni superficiali.

Pulitura agli ultrasuoni

Sicura ad eccezione dei rubini trattati ed oliati.

Pulitura a vapore

Sicura senza nessuna reazione.

Reazione all’acqua calda

Sicura.

 

Rubino - frattura verificatasi in fase d’incassatura.

Zaffiro - shock termico provocato in seguito a variazioni repentine di temperatura.

 

Corindoni che possono presentare un maggiore rischio in fase di riscaldamento: Generalmente tutti i rubini trattati con riempiente vetroso o che presentino vistose fratture.

A) Rubino con riempiente. Effetto flash tipico del riempiente vetroso.

B) Panorama di inclusioni nel riempiente vetroso , bolle gassose.

C) Estesa zona riempita da sostanze vetrose, diffuso effetto flash bluastro.

D) Parziale ricristallizzazione in frattura di risanamento susseguente a trattamento termico.

 

 

 

 

Il Diamante

Il nome del minerale deriva dal greco “adamas” che vuol dire indomabile con evidente riferimento alla sua durezza. Infatti il suo valore è 140 volte superiore a quella del rubino e dello zaffiro, le gemme più dure dopo il diamante. La causa di questa elevata durezza va ricercata nella struttura del reticolo cristallino del minerale ,che presenta una disposizione cubica compatta con piccolissime distanze interatomiche. Tuttavia, poiché tali distanze sono variabili nelle varie direzioni cristallografiche, ne consegue che la durezza e la relativa tenacità variano sulle singole superfici cristalline, permettendo al diamante stesso di essere tagliato o sfaldato secondo piani preferenziali. Acausa di questa possibile sfaldatura ,non bisogna sottoporre il diamante ad urti, principalmente sugli spigoli, che potrebbero verificarsi, se non si presta la massima attenzione ,durante le operazioni di incassatura. In genere il diamante non è aggredibile da parte di agenti chimici. Le alte temperature, invece possono generare figure di corrosione biancastre sulle superfici delle faccette. Quindi è molto importante prestare molta attenzione quando si salda una montatura con la pietra incassata. Durante la fase di riscaldamento, è importante che l’operazione, avvenga con gradualità, lo stesso dicasi per il raffreddamento, perché il veloce divario di temperatura fra la parte esterna della gemma e quella interna potrebbe provocare uno shock termico. In fase di pulitura, si possono usare con tranquillità sia gli ultrasuoni, sia il vapore o eventuali reagenti chimici; l’unica precauzione da adottare è quella di verificare che il diamante non presenti fratture trattate con materiale di riempimento (es. vetro al piombo), perché, diversamente, l’operazione potrebbe riportare la gemma alle condizioni primitive prima del trattamento.

Composizione chimica

C (carbonio)

Durezza

10

Tenacità

Buona nelle direzioni di sfaldatura, ottima nelle altre direzioni.

Stabilità  
Reazione al calore

Attenzione alle alte temperature:

a)una eccessiva esposizione alla fiamma potrebbe produrre una estesa opacizzazione superficiale rimuovibile solo con successiva politura; b)shock termico con formazioni di fratture talvolta irreparabili.

Stabilità alla luce

Stabile.

Reazione ai composti chimici

Sicura, tranne per i diamanti trattati con fratture che arrivano in superficie.

Pulitura agli ultrasuoni

Sicura, almeno che il diamante non presenti fratture estese.

Pulitura a vapore

Sicura.

Reazione all’acqua calda

Nessuna.

 

Fratture che seguono i piani di sfaldatura ottaedrici , formatesi in seguito ad una incassatura inappropriata.

 

Un diamante che si presenta così incluso potrebbe presentare grossi problemi in fase di riscaldamento: I piani di sfaldatura potrebbero ampliarsi compromettendone l’integrità fisica.

 

Diamante - opacizzazione formatasi in seguito ad eccessivo riscaldamento col cannello ossidrico.

Si ha una reazione sensibile ai composti chimici in presenza di fratture infiltrate con sostanze vetrose.

a)Diamante - l’effetto flash rivela il trattamento

b)Diamante - frattura affiorante infiltrata con sostanze vetrose. Effetto flash purpureo - bluastro

 

 

 

 

 

Quarzo

Con il termine quarzo, si indica una specie minerale composta da silice che cristallizza nel sistema trigonale. Nell’ambito della specie, si distinguono tre gruppi principali:

a)Quarzi in macrocristalli solitamente trasparenti visibili ad occhio nudo.

b)Quarzi in aggregati cristallini di piccole dimensioni traslucidi ed opachi.

c)Quarzi in aggregati criptocristallini di dimensioni ultramicroscopiche con struttura fibrosa.

Generalmente sono materiali che non presentano problematiche, durante le fasi di lavorazione, solo i macrocristalli devono essere protetti dal riscaldamento eccessivo, in quanto potrebbero fratturarsi subendo un shock termico, ed /od eventualmente cambiare di colore come nel caso dell’ametista che tra i 470° e i 750° può virare in giallo chiaro, rosso bruno, verde o incolore.

Composizione chimica

SiO2

 

 

Tenacità

Forte.

Stabilità  
Reazione al calore

Nessun problema particolare per gli aggregati cristallini e criptocristallini, mentre per i macrocristalli bisogna usare molta cautela, perché, una prolungata esposizione al calore potrebbe causare alterazioni di colore, nonché shock termico per sbalzi improvvisi di temperatura.

Stabilità alla luce

Generalmente stabile, fa eccezione l’ametista ed il quarzo rosa che potrebbero subire una graduale perdita di colore in seguito a prolungate esposizioni alla luce.

Reazione ai composti chimici

Possono essere attaccati da alcuni acidi.

Pulitura agli ultrasuoni

Di solito sicura.

Pulitura a vapore

Sicura.

Reazione all’acqua calda

Non reagisce.

 

 

Quarzo citrino fratturato in fase d’incassatura.

Lo stesso quarzo ha subito uno shock termico in seguito ad una variazione repentina di temperatura.

Quarzo bruno affumicato fratturato in fase d’incassatura.

Lo stesso quarzo riscaldato a 500°C.

Quarzo ametista fratturato.

Quarzo bruno rossastro riscaldato repentinamente a 500 C° evidenzia un shock termico ed una perdita di colore.

Prima Dopo

 

 

 

 

 

Topazio

Il topazio pur avendo una durezza Mohs pari a 8, si divide facilmente secondo piani perpendicolari alla direzione di allungamento dei cristalli, presentando una sfaldatura basale estremamente facile. Questo comporta una attenzione particolare in fase di incassatura, in quanto il minimo urto o colpo impresso alla pietra, può dare origine a sfaldature.

Composizione chimica

Al2SiO4(F,OH)2 Fluorosilicato di alluminio

Durezza

8

Tenacità

Buona parallelamente all’asse di allunga- mento del cristallo ,debole normalmente ad esso.

Stabilità  
Reazione al calore

Non deve essere sottoposto ad elevate temperature ,poiché potrebbero formarsi delle variazioni di colorazione ,nonché delle fratture-sfaldature

Stabilità alla luce

Alcune pietre brune possono scolorire con una prolungata esposizione

Reazione ai composti chimici

Da evitare se possibile, diversamente, procedere con cautela

Pulitura agli ultrasuoni

Da evitare

Pulitura a vapore

Da evitare

Reazione all’acqua calda

Evitare spazzole con setole dure

 

Topazio. Variazione di colore in seguito a riscaldamento.

Prima Dopo

Riscaldamento effettuato a 500°C. Il cristallo diventa incolore.

Prima Dopo

Piano di sfaldatura formatosi in seguito ad inappropriata incassatura.

 

 

 

 

Tormalina

Il gruppo della tormalina comprende un'intera famiglia mineralogica di composizione chimica molto complessa. In alcune tormaline è possibile ottenere un cambiamento di colore
mediante riscaldamento a 450-650°C; le pietre verdi scure possono acquisire un colore simile a quello dello smeraldo, quelle brune un rosa o un blu mentre le altre di color rosa o rosse vengono schiarite. Diversamente il colore può essere modificato in seguito ad irradiazione: si possono ottenere un rosa intenso od un rosso, o porpora intenso partendo da colori iniziali chiari od incolori, che possono scolorire in seguito ad riscaldamento o all'esposizione prolungata della luce. Lo stesso dicasi per le pietre di colore giallo, arancione o verde ottenute tramite irradiazione. Non presentano problemi di durezza però temono le forti sorgenti di calore che potrebbero alterarne il colore e provocare fratture.

Composizione chimica

Molto complessa. Una formula generale può essere rappresentata da: XY3Z6(BO3)3Si6O18(O,OH,F)4, dove X sta per Ca, K, Na; Y sta per Al,Fe2+,Fe3+,Li,Mg,Mn2+;Z sta per Al,Cr3+,Fe3+

Durezza

Buona (7-7,5)

Tenacità

Discreta.

Stabilità  
Reazione al calore

Gli effetti del riscaldamento sulla tormalina sono variabili e di solito portano ad un schiarimento del colore. Le pietre verdi possono acquisire un colore simile a quello dello smeraldo, mentre le altre di color rosa o rosse vengono schiarite. I cambi improvvisi di temperatura possono causare fratture.

Stabilità alla luce

Generalmente stabile, ma poco stabile all'esposizione prolungata.

Reazione ai composti chimici

Generalmente sicura, qualche volta viene trattata con acido, per scolorire quel materiale scuro tal volta si trova nelle inclusioni tubiformi che producono gatteggiamento, per ottenere quel fenomeno ottico conosciuto meglio come "occhio di gatto".

Pulitura agli ultrasuoni

Rischiosa in caso di variazione improvvisa di temperatura.

Pulitura a vapore

Rischiosa in caso di variazione improvvisa di temperatura.

Reazione all’acqua calda

Sicura con graduale variazione della temperatura

 

Variazione di colore e formazione di fratture in seguito a riscaldamento fino a 500 ° C.

Prima Dopo

 

Tormalina trattata con acido fluoridrico.

Prima Dopo

 

 

 

 

 

Zoisite varietà Tanzanite

La tanzanite è la varietà blu della zoisite ed è la gemma maggiormente apprezzata di questa varietà. Le gemme tagliate, vengono ricavate dal materiale estratto nelle miniere di Meralani Hills, nel distretto di Lelatema (Tanzania). I cristalli si presentano in vari colori: blu, verde, giallo, bruno rosa Tutte queste tonalità vengono trasformate nel colore blu, in seguito ad un accurato trattamento termico. Il riscaldamento viene effettuato a 400-500° con tempi inversamente proporzionali ai valori della temperatura. Ha durezza compresa tra 6 e 7 per cui si graffia facilmente. Presenta sfaldatura perfetta secondo le facce di un prisma, lungo la direzione di allungamento, quindi teme gli urti e le vibrazioni. La gemma è caratterizzata da un pronunciato tricroismo con i seguenti colori: blù zaffiro, porpora e verde salvia.

Composizione chimica

Ca2Al3[O(OH)SiO4SiO7] Silicato di calcio e alluminio

Durezza

6-7

Tenacità

Da media a scadente

Stabilità  
Reazione al calore

Si formano fratture e comincia a fondere sotto la fiamma del cannello ossidrico. Variazioni improvvise di temperatura possono causare fratture

Stabilità alla luce

Stabile

Reazione ai composti chimici

Attaccata da acido fluoridrico e acido cloridrico.

Pulitura agli ultrasuoni

Da evitare

Pulitura a vapore

Da evitare

Reazione all’acqua calda

Sicura con graduale variazione della temperatura

Tanzanite. In seguito a riscaldamento le fratture interne si sono rese più evidenti e il colore è diventato più saturo

Prima Dopo

Tanzanite sfaldatasi in seguito ad inappropriata incassatura. Sfaldatura perfetta lungo la direzione di allungamento del cristallo

 

 

 

 

Gruppo dei granati

Il termine granato indica un gruppo di minerali accomunati dallo stesso sistema di cristallizzazione. Le gemme più note sono: Almandino, Pìropo, Spessartite, che formano il sottogruppo della Piralspite e grossularia, andradite e uvarovite che formano il sottogruppo della Ugrandite. Cristallizzano nel sistema cubico con le forme del rombododecaedro (12 facce) e dell'icositetraedro (24 facce) e loro combinazioni. Non pongono particolari problemi per la durezza e la tenacità. Variazioni di temperatura repentina potrebbero causare fratture. Possono essere leggermente attaccati da acido fluoridrico

Composizione chimica

La formula generale che rappresenta la composizione chimica del gruppo dei granati è: X3Y2(SiO4)3, dove il metallo bivalente X può essere: calcio, ferro ferroso o manganese, e il metallo trivalente Y può essere alluminio, ferro ferrico o cromo.

Durezza

7-8

Tenacità

Da discreta a buona

Stabilità  
Reazione al calore

Improvvise variazioni di temperatura possono causare probabili fratture.

Stabilità alla luce

Stabile

Reazione ai composti chimici

Leggermente attaccati da acido fluoridrico

Pulitura agli ultrasuoni

Generalmente sicuro, rischioso se contengono inclusioni liquide.

Pulitura a vapore

Da evitare

Reazione all’acqua calda

Sicura

 

Granati : Piccole fratture formatesi in seguito a riscaldamento

Prima   Dopo
 
   

Granato sottoposto a contatto con acido fluoridrico

Si notano corrosioni su una faccetta e in minor misura un po’ ovunque

Prima Dopo

 

 

Gruppo degli spinelli

Con questo gruppo si indica un insieme di minerali legati dallo stesso tipo di struttura atomica con ioni metallici che possono dar luogo a sostituzioni isomorfe. Fra questi: la gahnite, l'hercinite, la cromite, la magnetite, il pleonasto e il ghanospinello. Cristallizza nel sistema cubico, l'abito dei cristalli è ottaedrico, talvolta combinato con le facce del rombododecaedro.
Data l'elevata resistenza all'alterazione, lo spinello, generalmente, può essere pulito, senza problemi, sia con gli ultrasuoni che con il vapore, e non reagisce chimicamente con altre sostanze. Le varietà vengono indicate facendo seguire al termine “spinello” il relativo colore.

Composizione chimica

MgAl2O4 Alluminato di magnesio

Durezza

8

Tenacità

Buona

Stabilità  
Reazione al calore

Le pietre leggermente colorate possono scolorire sotto intenso calore

Stabilità alla luce

Stabile

Reazione ai composti chimici

Sicura

Pulitura agli ultrasuoni

Generalmente sicura

Pulitura a vapore

Generalmente sicura

Reazione all’acqua calda

Sicura

Spinello
Sotto intenso calore la gemma si è schiarita

Prima Dopo

 

 

Considerazioni finali

L’insieme delle schede pubblicate vuole suggerire agli operatori un atteggiamento di attenta cautela per i rischi di danni indotti che possono manifestarsi durante la manipolazione delle gemme. In tal senso, oltre ai parametri menzionati nelle varie schede, bisogna considerare anche l’aspetto interno delle gemme, prima delle varie fasi di lavorazione, in quanto, la presenza di evidenti inclusioni, sotto forma di minerali, fratture e/o piani di sfaldatura, potrebbero compromettere la loro integrità fisica.

 

 

Dr. Claudio Russo


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